Derek Walcott
Nelle vene del mare

RCS 2012


a cura di

Matteo Campagnoli

Nei Caraibi Walcott trova e rivela una Babele genetica, una sorta di ombelico del mondo tra Africa, Europa, Asia e America, che tuttavia ha per lingua quella dell'Impero: il suo vero strumento epico. Se modella i suoi versi sul ritmo dell'oceano - come diceva di fare Walt Whitman - come onde di marea, coagulandoli in un arcipelago di poesie, a differenza dell'americano, Walcott li contiene e trattiene in una prosodia e in una metrica formale. All'inizio parrebbe un poeta regionale, ma non lo è negli esiti, grazie al suo orecchio per la lingua, al suo vocabolario così personale nonostante il commercio con i grandi d'Europa, perfettamente consapevole dei modi e dei rischi del fare poesia, democratico ma mica tanto quando c'è di mezzo l'eccellenza.

– dall'introduzione di Sergio Perosa