autore

IL GRANDE FREDDO

Italia 2018, colore, v.o. italiano e romeno, 19'


regia
Cristiano Bendinelli

sceneggiatura
Matteo Campagnoli

direttore della fotografia: Marco Mazzoni
sonoro in presa diretta e sound design: Francesco Cego
scenografia: Andrea Maia
costumi: Elisa Arrigoni
montaggio: Marco Mazzoni, Cristiano Bendinelli, Matteo Campagnoli
produzione: Cristiano Bendinelli e Matteo Campagnoli per Nano Production
distribuzione: Prem1ere Film

con Andrei Fistos, Giovanna Bozzolo, Elisa Cavallo, Anna Destefanis, Leonardo Mazzi
e con Davide Pastore, Matteo Campagnoli, Guido Degani, Francesco Landotti, Claudio Pastore, Maria Sfondrini, Corrado Bonfanti


Matteo Campagnoli
Stefano Graziani

Dispacci dai Caraibi 

Quodlibet/Humboldt 2015


Collana libri di viaggio Quodlibet/Humboldt ︎

I Caraibi sono il luogo in cui si sono giocati i destini dei grandi imperi coloniali ed è nato il mondo come lo conosciamo oggi: un crogiolo di razze, culture e lingue che si sono ibridate, confuse e reinventate. In questo viaggio nelle isole di St. Lucia, Trinidad e Martinica, Matteo Campagnoli e il fotografo Stefano Graziani hanno incontrato non solo luccicanti distese di sabbia e palme da cocco, ma anche diavoli blu, ammiragli inglesi e tassisti creoli, bidoni di petrolio convertiti in strumenti musicali e piantagioni trasformate in principeschi resort, cantanti di soca e schiavi in fuga, uomini pipistrello e corsari normanni, templi indiani e il carnevale più famoso di tutte le Antille, turisti da crociera e avventurieri alla folle ricerca dell'Eldorado. Liberati dal cliché di un paesaggio da cartolina, i Caraibi vengono finalmente restituiti alla loro proteiforme complessità attraverso un gioco di rimandi tra presente e passato, tra natura e cultura, tra la Storia e le storie di una manciata di scrittori che in pochi anni hanno saputo ridisegnare l’intera mappa della letteratura contemporanea: Earl Lovelace, V.S. Naipaul, Aimé Césaire, Édouard Glissant, Patrick Chamoiseau e soprattutto Derek Walcott, che del viaggio è stato il nume tutelare.


Matteo Campagnoli
Dioniso a Tebe

[dalle Baccanti di Euripide]
Inedito 2012

Rivisitazione dell’ultima opera di Euripide, Dioniso a Tebe accade in un luogo senza tempo che è e non è l’antica Grecia. Per due-terzi commedia e per un terzo tragedia brutale, la pièce segue le vicende del giovane re di Tebe, Penteo, alle prese con il cugino Dioniso, figlio di Zeus e della mortale Semele, bandito alla nascita e ora tornato dopo un lungo esilio in Asia con un seguito di donne votate al suo culto, le Baccanti.


Matteo Campagnoli

In una notte fortunata

Casagrande 2010

Goffredo Fofi: «Se la stagione letteraria non è delle migliori, di talenti in giro ce ne sono però molti, senza l’ossessione del successo, che cercano scavano ragionano, che propongono, inventano - e ho letto da poco un vero poeta, il milanese Matteo Campagnoli edito da Casagrande». [«l’Unità»]


Roberto Carnero: «...come poeta è uno dei migliori della sua generazione».


Alberto Saibene: «È bello scoprire che a Milano vive un bravo poeta come Matteo Campagnoli. Già traduttore di Brodskij e Walcott, esordisce con In una notte fortunata (Casagrande), che raccoglie una decina d’anni di lavoro in versi. La sua è una poesia al contempo raffinata e colloquiale, che spesso nasce dalla suggestione dei luoghi (Milano, il Mediterraneo e l’Europa continentale) e restituisce i sentimenti più profondi come solo i veri poeti sanno fare». [esterni.org]

Milano paralizzata dal freddo di gennaio o dal sole d'agosto che «sotto l’epidermide d'intonaco scrostato, / brucia la carne viva del mattone». La Grecia vista dai tentacoli «di una medusa pietrificatasi in penisola». La Sicilia con la sua antica città di Ortigia, dove a mezzogiorno «i gatti neri rasentano le mura, / come ombre che hanno assunto, per paura / di svanire, vita propria». Basilea attraversata da un vento carico di note musicali, teoremi matematici, considerazioni filosofiche: forse solo un pretesto «per evitare di innalzare un monumento / a un’epoca finita», o forse no, perché «ogni luogo crea / il suo genio, o viceversa». New York che con i suoi ponti «simili allo slancio del cuore» concede le sue epifanie all'alba, «in un mattino / qualunque di un qualunque novembre». Sono questi alcuni dei luoghi e dei motivi di un libro fatto di immobilità panica e di vagabondaggi fisici e mentali, tanto oziosi quanto, alla fine, pieni di significato. La lingua chiara e robusta di Matteo Campagnoli riesce a mettere in tensione, nell'arco di un verso o di una strofa rimata, espressioni letterarie e colloquiali, sprezzature e metafore ricercate, battute di spirito e figure classiche che si presentano qui come assolutamente contemporanee. Aspetti questi che permettono di ricondurre l'autore a quella famiglia transnazionale e translinguistica di poeti i cui rappresentanti più influenti sono forse, negli ultimi decenni, Iosif Brodskij e Derek Walcott.


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