interviste e letture

Il poeta e il suo doppio

Intervista di Stella Sacchini


da «Lo Straniero», 144, giugno 2012

Qual è la necessità che ti spinge a tradurre?
È una bella domanda. In effetti all’inizio, quando ho cominciato a scrivere, tradurre certi poeti era davvero una necessità. Così come imitarli. Credo fosse un modo per cercare di assimilare le loro qualità, che sono decisamente migliori delle mie, ma potrei anche dire, più semplicemente, che sentivo il bisogno di vedere i loro versi nella mia lingua. Ora non sento più quell’urgenza perché col tempo si sono avvicinati, sono diventati più miei. Adesso traduco perché fa parte del mestiere. Per un poeta è una cosa piuttosto naturale, quasi tutti quelli che sanno una lingua straniera lo fanno, e a volte anche quelli che non la sanno ︎


La poesia cresce nell’erba

Intervista
RSI, Cult TV, 04.03.2012
Video ︎

Conversazione con Derek Walcott

da «Il Corriere della Sera», 24 dicembre 2011

DW: La verità, se si vuole valutare questo fenomeno, e credo che molta arte contemporanea nasca proprio da questo, la verità è che non puoi battere Tintoretto, o chi vuoi tu, quindi si può partire da questa realtà e creare del nonsense, o fare cose che non c’entrano niente con l’idea di competere con Tintoretto. Ma io ho sempre e comunque creduto che ci sia una gerarchia sopra di noi e che sia una fortuna se come artista senti di volerti unire a questa gerarchia, anche se poi ti definiscono imitativo o derivativo; credo che un artista abbia il diritto di dire: «sono un discepolo» ︎