saggi e articoli

Quattro note su Adam Zagajewski

da «Lo Straniero», n. 130, aprile 2011

La sua voce, da sola, meriterebbe un intero capitolo in quella storia della poesia che nessuno scriverà mai. Soprattuto la peculiare cantilena con cui legge i suoi versi (e, a dire il vero, con cui parla). Le parole, scandite con cura, quasi accarezzate, si dispongono ordinatamente, delicatamente, come uccellini su un ramo, e ti osservano. Tuttavia, non tardi ad accorgerti che il loro sguardo è inquietante, che il ramo è anche un cavo dell’alta ︎



Una donnina minuta seduta in punta alla sua seggiola

da «La Regione Ticino», 2 febbraio 2012

Wisława Szymborska, tra i più grandi poeti del Novecento, è morta mercoledì sera, a ottantotto anni, nella sua casa di Cracovia. La morte di un poeta è un evento difficile da assimilare: torniamo ai suoi versi e li ritroviamo pieni di vita, ma iniziamo anche a vederli sotto un’altra luce: non ce ne saranno altri. Fino a una quindicina d’anni fa, quelli di Szymborska erano per lo più sconosciuti al di fuori della Polonia, poi, nel 1996, è arrivato il Premio Nobel ed è stato un profluvio di traduzioni e copie vendute in tutto il mondo, probabilmente più di qualsiasi altro poeta ︎



I punti d’incontro di Tranströmer

da «La Regione Ticino», 10 dicembre 2011

«O Iubelo del core», scriveva Jacopone da Todi sette secoli fa, e qualcosa di simile a quel giubilo l’ho provato molto più di recente – il 6 ottobre scorso, a essere precisi –, quando in diretta su internet ho visto un signore calvo, che sicuramente prima era biondo, entrare in una sala gremita e annunciare che il Premio Nobel per la letteratura di quest’anno era stato assegnato al suo compatriota Tomas Tranströmer. Poi sono arrivati i commenti ︎

La resistenza letteraria: Earl Lovelace

da «Il Sole 24 Ore», 31 agosto 2014

Trinidad non è la tipica isola dei Caraibi, perlomeno per come ci vengono venduti. L’intera costa ovest abbraccia il Golfo di Paria che è intorbidito dalle acque del grande fiume venezuelano Orinoco. Le spiagge del nord, seppur sfrangiate di palme, non hanno il lustro da cartolina di quelle di Tobago, l’altra metà della Repubblica. La natura è però prorompente, in particolare sulle alture del Northern Range, la catena montuosa che domina la parte settentrionale dell’isola. Nelle distese della Pianura Centrale si coltiva ancora la canna da zucchero, l’«oro bianco» che ha popolato l’isola di neri africani e poi, una volta abolita la schiavitù, di indiani dell’India ︎